Natuzzi, un esperto per gli esuberi Cercherà di collocare le eccedenze

La multinazionale del salotto paga la «mappatura» dei dipendenti da impiegare per nuove iniziative

ROMA - È molto soddisfatto l’assessore al Lavoro Leo Caroli. «Per la prima volta — racconta al termine della sua trasferta romana — sarà utilizzata l’esperienza di una società privata che, interagendo con la Regione, delineerà il profilo delle competenze dei 1.506 lavoratori in esubero, per rispondere positivamente alla domanda dei nuovi investitori interessati a rilevare la linea produttiva rumena Leather Editions della Natuzzi, di ritorno in Italia. È questo uno dei risultati raggiunti nella cosiddetta cabina di regia allestita al ministero per lo Sviluppo economico per la vertenza Natuzzi e che ha coinvolto — oltre alla Regione, all’azienda e ai sindacati — anche Invitalia, che cofinanzierà nei prossimi cinque anni l’investimento di 200 milioni deciso per produrre poltrone di fascia alta.

La società internazionale che delineerà i profili professionali e personali dei lavoratori (nel frattempo in 80 hanno aderito all’esodo incentivato e Natuzzi si aspetta che almeno altri 3-400 seguano l’esempio) è la «Bpi-Obiettivo lavoro» con cui l’azienda di Santeramo ha sottoscritto l’accordo. Così come un altro accordo ha siglato con la Wollo, la lombarda società di «scouting» di manifestazione di interessi per investimenti. Ci sono già diverse proposte per intercettare le lavorazioni rumene e anche per investire nel settore dei complementi d’arredo e la più importante arriva dal Nord di cui Caroli discuterà la prossima settimana: si produrrà per il marchio Natuzzi made in Italy e l’azienda pugliese commercializzerà i prodotti nel mondo. «Il rilancio del territorio — ha spiegato il patron Pasquale Natuzzi — trova il suo presupposto nel ripristino della legalità attraverso un incremento dell’incisività dei controlli per contrastare il fenomeno del lavoro irregolare e sommerso, come previsto dall’accordo del 10 ottobre. La competitività non sarà mai garantita se tutte le aziende del distretto che operano nella legalità dovranno confrontarsi con soggetti che alterano la libera concorrenza ai danni dello Stato, mortificando il valore del made in Italy».

(Corriere del Mezzogiorno - 7 novembre 2013)



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